Home Riti della Settimana Santa Storia della Settimana Santa
Storia della Settimana Santa a Taranto

I riti della settimana santa a Taranto furono introdotti da Don Diego Calò il quale sul finire del ‘600 fece costruire a Napoli le statue di Gesù morto e dell'Addolorata.
Nel 1756 Francesco Antonio Calò, erede e custode della tradizione della processione dei misteri del Venerdì Santo, dona alla confraternita del Carmine le due statue, attribuendo loro l'onore di organizzare e perpetrare quella tradizione cominciata circa un secolo prima.

La settimana Santa inizia con la domenica delle Palme in ricordo di Gesù che fece il suo ingresso in Gerusalemme e il popolo lo salutò con rametti di ulivo in segno di pace. Dal giovedì Santo in Chiesa incominciano tutte le funzioni religiose che ricordano le tappe della Passione e morte di Gesù, infatti nel pomeriggio si comincia con il ricordo dell'ultima cena di Gesù con la lavanda dei piedi. Al termine di questa funzione c'è l'uscita dei perdoni.

I perdoni sono coppie di Confratelli della Chiesa del Carmine che nel pomeriggio del giovedì Santo escono ad intervalli dalla Chiesa Madre per effettuare un pellegrinaggio verso le principali Chiese. Sono scalzi e vestiti con un abito tradizionale: camice bianco, un rosario nero appeso in vita con medaglie sacre e un crocifisso, una cinghia di cuoio nero attaccato in vita rappresentante la frusta che colpì Gesù, una mozzetta color crema abbottonata sul davanti, due scapolari recanti le scritte "DECOR" e "CARMELI", un cappuccio bianco con due forellini all'altezza degli occhi, un cappello nero appoggiato sulle spalle, una corona di sterpi poggiata sul capo e guanti bianchi.
I perdoni portano una specie di bastone che simboleggia quello antico dei pellegrini: infatti " le perdune" sono così chiamati in ricordo dei pellegrini che si recavano a Roma per ottenere il perdono dei peccati.
L'uscita dei perdoni è il primo atto della settimana Santa Tarantina che coinvolge l'intera cittadinanza.
Il giovedì notte, a Taranto, esce dalla Chiesa di S. Domenico, la processione dell'Addolorata che cerca suo Figlio, non sapendo che è stato arrestato e percorre tutta la città vecchia fino ad arrivare, all'alba, alla città nuova.
L'Addolorata rientra nella città vecchia nel primissimo pomeriggio del venerdì Santo.
Alle ore 17,00 del venerdì Santo esce dalla Chiesa del Carmine la processione  dei Misteri, con otto statue che ricordano la passione e morte di Gesù.
A guidare tutta la processione è la TROCCOLA: uno strumento formato da una tavola di legno con maniglie che emette un suono molto particolare.
Subito dopo vi è il GONFALONE, che porta la bandiera con il simbolo della Confraternita; poi c'è la CROCE con tutti gli oggetti che servirono per crocifiggere Gesù e, poi, tutte le statue: GESU' NELL'ORTO, GESU' ALLA COLONNA, ECCE HOMO, LA CADUTA, IL CROCIFISSO, LA SINDONE, GESU' MORTO, L'ADDOLORATA.
Una caratteristica di questa processione è la "nazzicata", cioè un lentissimo ed impercettibile passo dondolato.
Tutti "le perdune" della processione camminano scalzi.
Molta emozione si crea nel cuore dei presenti al passaggio della statua di Gesù Morto, coperto da un velo antichissimo sul quale furono ricamate a mano delle stelle dorate.
La statua dell'Addolorata nella processione dei Misteri non è la stessa della processione dell'Addolorata, che esce il giovedì notte dalla Chiesa di San Domenico.
In questi giorni tutto nella nostra città si ferma per prepararsi a vivere questi momenti che ogni anno rinnovano una profonda emozione nel cuore di credenti e non credenti.